ELIS VILLAVERDE
Il lavoro costituisce una riflessione a partire da una citazione del libro “Le città invisibili" di Italo Calvino:
È il momento disperato in cui scopriamo che quest'impero che ci è sembrato la somma di tutte
le meraviglie è una rovina senza fine e senza forma.
Questo lavoro nasce dal desiderio di esprimere fotograficamente ciò che la città è per me, un
luogo da cui mi sento estranea, essendo nata in una realtà completamente diversa, un paesino di circa persone in mezzo alle montagne.
Il mio approccio è stato quello di andare oltre la dimensione della realtà presente nelle città,
per creare un immaginario assurdo e visionario, formato da elementi apparentemente privi di
significato, decontestualizzati.
Avvicinarsi al mondo poetico di Calvino è stato come scoprire solo la punta di un iceberg. La
sua capacità di descrivere le città in modo enigmatico e simbolico, come nelle città invisibili, ha motivato la mia scelta di sviluppare un progetto fotografico a partire da questo aspetto. Avere la possibilità di cercare in città quegli elementi che mi fanno pensare allo stato d'animo che provo nel vivere qui, ha reso il mio linguaggio enigmatico e simbolico, come
accade nel libro. Il paese da cui vieni segna inevitabilmente i tuoi pensieri sui futuri luoghi in cui vivrai.
Esprimere attraverso immagini il “non legame” che mi collega a questi luoghi, mi ha fatto riflettere su cosa significasse vivere in una
grande città, concetto difficile da rappresentare data la complessità delle sensazioni presenti
come la rottura, l'instabilità, il senso di soffocamento, l'abbandono, l'incompiutezza, l'inutilità,
l'incompatibilità.
Attraverso elementi come la spaccatura del cemento dovuta alle radici, il pezzo di ramo
incastrato nella rete, l'enorme muro senza finestre che si stacca completamente, ho potuto
identificare quelle sensazioni di non appartenenza ad un luogo, ma anche concentrarmi sul
sentimento verso la città.












